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Studi di settore: nulli, stop alla burofollia!

Quanti di noi si sono lamentati di aver subìto o di avere in corso accertamenti basati sugli studi di settore che in determinate ed eccezionali condizioni come le attuali, non possono essere presi come termine di confronto? E quanti  hanno aderito agli accertamenti controvoglia (subire una rapina non è mai piacevole!) caldeggiati da un infido commercialista, spesso compare dello Stato nella predazione delle imprese? E quante volte ancora, questa rapina vi è stata presentata come un grande affare per la gentile concessione di pagare 20 al posto di 80 che non avreste mai dovuto pagare?

Ora sembra che la Corte di Cassazione,  chiamata a giudicare il caso di un professionista che con prospettive di un florido lavoro aveva aperto una partita IVA, abbia acceso  una luce di speranza per chi si trova intrappolato tra gli studi di settore.

La partita IVA accesa da questo professionista  gli ha permesso di realizzare il suo primo importante lavoro che, nonostante la buona volontà e tanta voglia di fare, questo è stato il primo e l’ultimo lavoro eseguito, tanto ché, trascorso qualche mese in vana attesa di nuove commesse, il professionista  decise di chiudere la sua posizione IVA.

Ma i signori dell’Agenzia delle Entrate non hanno creduto ad un’unica fattura emessa nell’arco dei pochi mesi di iscrizione IVA e, forti degli studi di settore, hanno fatto scattare l’accertamento paragonando questa effimera attività alla stregua di uno studio avviato e redditizio.

Sennonché  il professionista, che per sua fortuna ha trovato un consulente degno e non ammanicato col sistema, ha opposto ricorso; prima in Commissione Tribitaria Provinciale con sentenza a lui favorevole , poi chiamato a difendersi in Commissione Tributaria Regionale ed in Cassazione alle quali  l’Agenzia delle Entrate aveva promosso appello contro la sentenza ripetutamente  ad essa sfavorevole .

I vari giudizi emessi  hanno avuto tutti  esito favorevole per il professionista ricorrente perché, l’Agenzia delle Entrate nel formulare l’accertamento sulla base degli studi di settore, ha violato il principio costituzionale della capacità contributiva, ignorandolo;  gli atti dell’accertamento presentavano carenza di motivazione in quanto non veniva motivata l’applicazione dei parametri standard ad una realtà eccezionale; non è stato tenuto debito conto delle prove e motivazioni fornite, in sede di contradditorio, dal contribuente .

Per questi motivi l’accertamento è stato dichiarato nullo ma resta la delusione perchè ciò dimostra che un altro principio della costituzione italiana viene costantemente violato: quello che base l’applicazione delle norme sotto l’egida del principio del buon senso del padre di famiglia.

Questo è uno Stato dove il buon senso non trova posto perchè è previsto nella norma ma è bandito nei fatti.

Quante volte abbiamo subìto la massima ingiustizia, soccombendo allo strapotere di funzionari drogati dal premio sugli accertamenti e in questo fiancheggiati dal nostro commercialista che, ingenuamente, credevamo amico?

E con un filo di sottile autoironia ci siamo pure convinti di avere fatto un affare!

Forse queste sentenze aprono uno spiraglio di luce non solo nel presente e nel futuro ma anche per il passato offrendo la speranza, a chi credeva di aver perso tutto, di poter riaprire i casi più emblematici di questa ingiustizia fiscale che si abbatte sistematicamente sui piccoli portatori di partita IVA.

Sentenze di riferimento:

Corte di Cassazione sentenza 26635/2009

Corte di Cassazione sentenza 27822/2013

Corte di Cassazione sentenza 14066/2014

Daniele Quaglia

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Pier Giorgio
Pier Giorgio
6 anni fa

Gli studi di settore sono una autentica follia. E noi ci troviamo costretti a prostrarci di fronte a qualche mente malata dell’Istat o dell’Agenzia delle entrate. Bisogna smetterla con queste inutili perdite di giorni di lavoro.
Un’altra cosa. Io voglio vivere accontentandomi di quello che riesco a lavorare. Se lo Stato vuole di più mandi le centinaia di dirigenti, funzionari e direttori a coltivare i campi e non venga a dirmi che devo lavorare io di più!!

Un saluto
P.Giorgio