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inps

L’Agenzia delle Entrate ci riprova

Ovviamente non si tratta di quella ufficiale ma di quella creata da hackers che ha lo stesso intento di quella ufficiale: quello di spillarvi soldi.

Cambia solo il metodo: l’Agenzia delle Entrate lo fa col sistema degli accertamenti e di notifiche legali mentre quella degli hackers lo fa infettando il vostro computer con allegati di posta elettronica che invia alla vostra casella per chiedervi poi un riscatto, quando l’apertura dell’allegato avrà mandato in tilt il vostro computer.

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Con le pezze al culo

Italia, un Paese che si vanta di appartenere al G20 (gruppo dei 20 Paesi al mondo economicamente più evoluti) ma è quello che in materia di assistenza all’economia come stimolo ai contraccolpi delle sue restrizioni imposte per contrastare “l’incubo covid19”, ha disposto le misure economiche più vacue ed inefficaci.

Ci tamburano ossessivamente su nuovi lockdown, tentano di tranquillizzarci promettendo aiuti economici a iosa, ma il fatto essenziale è che ci sono ancora 17.000 aventi diritto alla Cassa integrazione che dall’inizio della “crisi pandemica” non hanno ancora ricevuto un contributo; aspettano e sperano di tirare a campare …. a pane ed acqua. Continua a leggere

Attenti all’INPS

E’ arrivata in sede LIFE la mail sottostante che riporta il logo ufficiale dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. il che può trarre in inganno insinuando la tentazione di aprire il file in allegato.

La lettura del testo, però, rivela un linguaggio chiaramente sgrammaticato, il che dovrebbe fare alzare la soglia di attenzione a chi ricevesse simile mail e farlo desistere dall’insana tentazione. Continua a leggere

Cartella esattoriale

Quando sanzioni e interessi di mora non sono più dovuti

Trascorsi 5 anni dalla messa a ruolo di un debito relativo a IRPEF, IRAP, IVA, Diritto Camerale, Canone RAI, tributi che hanno prescrizione di 10 anni, interessi, sanzioni e sovrattasse non sono più dovuti perché prescritti.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 20955/20 del 1 ottobre 2020 riconoscendo a queste somme accessorie una prescrizione di 5 anni indipendentemente da quella di 10 anni prevista per il tributo a cui si riferiscono. Continua a leggere

Settimana lavorativa corta?

Ci vogliono tutti poveri per meglio disporre della nostra volontà

L’emergenza covid ha mandato in crisi il mondo del lavoro; per far lavorare tutti, anche quelli che lo perderanno, ci sono proposte per la riduzione dell’orario settimanale in modo da offrire a tutti la possibilità di lavorare: lavorare meno per lavorare tutti.

Non si tratta di una novità, è una proposta che di tanto in tanto riaffiora un po’ in tutto il mondo occidentale e che spesso, singolarmente ogni cittadino vaglia per le esigenze della sua famiglia. Continua a leggere

Burocrazia. la macchina infernale

In tempi di emergenza come questi servono decisioni precise e facili da eseguire altrimenti tutto si trasforma in una babele.

Lo sanno i commercialisti che hanno visto le varie disposizioni governative sul covid19 accompagnate da una sfilza infinita di documenti che ne regolano l’attuazione con la richiesta infinita di documenti da allegare alle domande di contributi a fondo perduto, crediti d’imposta, richieste di finanziamento da parte delle aziende.

Per fare un esempio, in brevissimo tempo l’Agenzia delle entrate ha emesso una circolare “fiume” e un’altra relativa alla dichiarazione dei redditi, di ben 411 pagine. Continua a leggere

Proroga alla cassa integrazione

Il governo deve rigare dritto perché, questa volta, rischia grosso

Il proposito del governo di prorogare la cassa integrazione in scadenza il 17 agosto fino al 31 dicembre comprende anche la proroga del divieto di licenziamento e prolungamento della deroga sui contratti a termine.

Le modalità sarebbero ancora in fase di definizione ed allo stato attuale non si conoscono i particolari.

Non è un segnale positivo perché è indice che la tanto agognata ripresa, dopo il confortante avvio del mese di maggio ed il repentino rallentamento di Continua a leggere

Fine dell’Italia?

Pensioni: il punto di non ritorno raggiunto dall’Italia costituisce una drammatica realtà che può essere vista con ottimismo solo da chi, speranzoso nella divina provvidenza, aspettava l’occasione propizia per realizzare la secessione politica.

Dato inconfutabile: il numero delle pensioni erogate ha superato il numero di buste paga; il dato è talmente eloquente che chiunque è in grado di capire che il sistema sociale, come lo conosciamo, sta implodendo.

E’ l’annoso problema del sistema pensionistico a ripartizione che poteva reggere finché per un pensionato vi erano sette lavoratori attivi e le aspettative di vita non superavano i 70 anni; ora, l’aspettativa di vita supera gli 80 anni e il rapporto lavoratori attivi/pensionati non è più di 1:7 ma è di 1,3:1 e siccome molti, qui in Italia, percepiscono più di una pensione, il numero delle pensioni ha superato il numero delle buste paga. Continua a leggere

Lavoro e famiglia

I politici si lamentano perché non nascono più figli o fingono di lamentarsi?

Al giorno d’oggi una coppia, sposata o meno, sta ben attenta ad aver figli perché, come prima cosa, costituiscono un impegno economico a cui è difficile far fronte pur lavorando in due,avendo da pagare il mutuo o l’affitto della casa più le eventuali rate dell’auto che distraggono la maggior parte dei guadagni.

Chi decide di aver figli deve necessariamente avere l’aiuto logistico di genitori e suoceri perché, mai gli orari di asilo e scuola collimano con quelli di lavoro e, se queste coppie sono pure NO VAX , devono arrangiarsi totalmente almeno fino ai 5 anni perché i figli non vengono accettati da asili nido e asili vari.

Nel corso del 2019, ben 37.611 neo-mamme e 13.947 neo papà, per un totale di 51.558 lavoratori neo genitori, hanno abbandonato il lavoro per questi “motivi di famiglia” mentre il part time, che potrebbe costituire un valido aiuto, viene accettato solo nel 21% delle richieste avanzate. Continua a leggere

Finiti i soldi?

Molti lavoratori non hanno ricevuto la cassa in deroga relativa a marzo ed aprile perché i 3,3 miliardi di euro stanziati col decreto Cura Italia sono finiti.

Sembra che all’origine ci sia una sottostima dell’INPS che avrebbe indicato in 2,6 milioni di lavoratori interessati, numero inferiore a quanto in realtà si sta verificando. Continua a leggere

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