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Tasse e Repubblica Veneta

Nella Repubblica Veneta il fisco era una cosa seria e pochi pensavano di non pagare le tasse, per due motivi:

il legame di particolare attaccamento alla Patria;

la mitezza delle tasse.

Secondo Eugenio Musatti (1844-1929) nella sua opera “Storia di Venezia” le imposte, sebbene molteplici, erano assai miti, forse la quarta parte di ciò che pagasi ora.

Quando scrive questi raffronti siamo alla vigilia della prima guerra mondiale, nel 1914, l’anno di pubblicazione dei due volumi.

Da allora l’Italia ha provocato e sostenuto due guerre mondiali, dai risultati disastrosi, che si sono riversati nell’inasprimento senza fine della tassazione che ha visto l’aumento del debito pubblico in modo direttamente proporzionale all’aumentare di questa, debito portato già in dote dai Savoia come il peccato originale.

Secondo il Romanin, forse il maggior storiografo della Repubblica Veneta sommamente miti erano le imposte …. solo lire 19 venete a testa l’anno” che sarebbero diventate 76 (19×4) se la Serenissima avesse applicato tasse all’italiana.

Non osiamo fare raffronti con la tassazione attuale che annichilisce i nostri redditi.

Ora avete capito il motivo per il quale ogni veneto, italiani compresi, cerca di non pagare le tasse?

Per due motivi, opposti a quelli sopra elencati:

Apatia nei confronti delle istituzioni;

Tassazione soffocante, criminale.

In queste condizioni non pagare o pagare è solo una questione di vita o di morte.

Daniele Quaglia

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