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Vigni vs Camera di Commercio: 1-0

Ecco la prova del perché Salvini ha ragione sulla pace fiscale.

Giorgio Vigni, vice presidente di LIFE Treviso, nel 2017 si è visto recapitare una cartella esattoriale relativa al Diritto Camerale non versato negli anni 2003, 2004, 2005.

Ha cercato di far valere le sue ragioni in autotutela ma Agenzia delle Entrate – Riscossione non ha voluto saperne e ha proseguito l’iter di riscossione.

A Vigni non è rimasto altro che rivolgersi all’avvocato e intentare ricorso presso la Commissione Tributaria Provinciale di Treviso.

Tre giorni fa il deposito della sentenza sentenza Vigni presso la segreteria della Commissione Tributaria che dà ragione a Vigni e torto ad Agenzia delle Entrate con la relativa condanna alle spese di giudizio: in questa viene definitivamente attribuito il termine di prescrizione quinquennale del Diritto Camerale in base ad una recente sentenza della Corte di Cassazione (sentenza n. 8284 del 04/04/2018) che stabilisce, in mancanza di una previsione normativa riguardante la prescrizione del tributo in oggetto, tale termine.

Identico giudizio sarà ripetibile anche per gli anni successivi fino al 2011 e Vigni non si accontenterà delle spese di giudizio chiedendo anche la rifusione delle spese legali sostenute e magari qualche denuncia a quei burocretini che si sono tappati gli orecchi e anche gli occhi quando dovevano ascoltarlo.

La somma richiesta da Agenzia delle Entrate – Riscossione era di 1.133,63 euro che non vedrà mai anzi dovrà sborsarne 250 per far fronte alla condanna con il pericolo di altre condanne per il recupero delle spese legali; Vigni ne ha spesi 900 per l’Avvocato.

Fino ad ora chi ha fatto l’affare?

Lo Studio legale che ha curato il ricorso!

In parole povere Salvini, con la pace fiscale, avrebbe detto a Vigni: Versi 200 euro che chiudiamo tutta la faccenda.

Vigni avrebbe sicuramente accettato e ora, le casse dello Stato sarebbero attive per 200 euro invece di avere un debito di 250.

Questo è un parlare saggio considerando anche il fatto che molti dei crediti vantati dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione sono datati; più vecchi sono, più difficile è per la P.A. esibire tutte le notifiche al tempo relate, con il risultato che un ricorso porta quasi sempre all’annullamento delle pretese del riscossore.

Lasciamo perdere i falsi moralismi e diamo seguito ad una buona dose di buon senso: ben venga la pace fiscale e smettiamola di trasferire indebitamente risorse dagli imprenditori e dai cittadini agli studi professionali.

Daniele Quaglia

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